Milano-Meda da incubo: non c’è spazio per la terza corsia

E’ una delle arterie più trafficate della Lombardia tanto che il gruppo su Facebook che ne segue le vicende appare assumere a volte toni più tragici che comici. Quel tratto della Statale 35 dei Giovi viene più comunemente definito “Milano Meda” o “Superstrada Milano Meda Lentate”. Sono 20 chilometri esatti dall’allacciamento con l’A4 a Cormano fino all’inizio della nuova Autostrada Pedemontana Lombarda a Lentate sul Seveso; sonotutti rigorosamente a due corsie per carreggiata e quindi in gran parte percorsi in coda da Seveso a Cormano verso Milano nelle prime ore della mattinata e da Cormano a Bovisio Masciago in direzione Meda nel tardo pomeriggio.

UN RACCORDO TRA CASA E LAVORO

E’ una delle strade statali simbolo del pendolarismo, la strada di collegamento tra casa in provincia, i cosiddetti “paesi dormitorio”, e lavoro in città. Come la Firenze-Pisa-Livorno in Toscana, la Pontina e la Cassia a Roma e l’Asse Mediano a Napoli. Sulla pagina Facebook “La Milano Meda” gli automobilisti si scambiano informazioni. E spesso sono corredate da foto in tempo reale sulle condizioni del traffico e sui cantieri; altre volte ironizzano sulle discutibili abilità alla guida dei improvvisati “Vettel della Brianza”.

PONTI SOTTO CONTROLLO DOPO TRAGEDIA GENOVA

L’arteria viene sottoposta da alcuni mesi ad interventi di manutenzione, soprattutto per mettere in sicurezza le barriere spartitraffico e i vari ponti che l’attraversano nel tratto tra Paderno Dugnano e Cesano Maderno; tale necessità è diventata più impellente dopo il crollo del Viadotto Morandi  a Genova. Ma da qualche mese, anche su impulso di varie forze politiche, si è tornati a parlare del progetto per la costruzione della terza corsia. Un’interrogazione del Movimento 5 Stelle aveva aperto il dibattito in Consiglio regionale; la Giunta non si era tirata indietro garantendo di essere pronta a valutare i progetti e a trovare le risorse per un intervento da eseguire in pochi anni.

RISCHIO EFFETTO IMBUTO

Ma tutto potrebbe essere vano. Infatti almeno per il lungo tratto centrale tra l’allacciamento con la Tangenziale Nord di Milano e Cesano Maderno non c’è spazio sufficiente per costruire finanche la corsia di emergenza; la Milano Meda ne è totalmente sprovvista. Troppe le abitazioni e le attività commerciali e industriali che sorgono a brevissima distanza dalla sede stradale.
Un allargamento delle carreggiate solo in alcuni tratti sarebbe utile ma potrebbe provocare anche un controproducente effetto imbuto. E’ quello che già accade sul tratto milanese dell’A4 quando all’altezza di viale Certosa due autostrade a quattro corsie confluiscono su tre corsie provocando le ormai “celebri” code tra Pero e Cormano.

L’impressione è che la Milano Meda sia destinata a rimanere così com’è almeno fino a quando non verrà completato il complesso progetto della Pedemontana Lombarda che prevede il prolungamento dell’A36 fino a Bergamo. Ma la terza fase dei lavori non è mai partita, anche  se gli annunci più ottimistici fanno riferimento ad un completamento del tratto Lentate-Arcore alla fine del 2023.

 

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