Energie rinnovabili, un italiano a capo del progetto Hywind Tampen

Quando entrerà in funzione, nel 2022, sarà il più grande parco eolico galleggiante. Hywind Tampen sarà il primo parco eolico atto a generare elettricità da somministrare alle vicine piattaforme che estraggono idrocarburi.
Non è un controsenso in una Norvegia  dove ormai quasi tutto viene alimentato elettricamente, ma l’economia del Paese si fonda sull’estrazione del petrolio.
E’ il primo progetto commerciale per l’eolico galleggiante, quindi non si tratta di un progetto pilota; le 11 turbine da 8Mw saranno galleggianti, quindi non supportate da strutture fisse (come la maggior parte dei progetti offshore).
E c’è anche un po’ di Italia. A progettare la struttura di supporto della turbina eolica che converte il vento in energia elettrica è stato l’ingegnere Pellegrino Guerriero. Originario del Mandamento, in provincia di Avellino, lavora in Olanda da otto anni e da due è ingegnere capo di Siemens Gamesa Renewable Energy, azienda leader mondiale del settore degli impianti eolici in mare.

Pellegrino Guerriero

Come mai il cuore di questo business è lì?

“Il Mare del Nord, storicamente, è sempre stato una risorsa per i Paesi che vi si affacciano, dapprima con i giacimenti di idrocarburi e ora con l’energia eolica. Si tratta di progetti di diverse centinaia di milioni, fino ad arrivare a miliardi di euro, quindi tutte queste fasi devono essere curate alla perfezione”.

E per Hywind Team cosa ha progettato in particolare?

“Ho progettato la struttura di supporto di questa turbina eolica e che sarà posizionata in mare aperto, in inglese “offshore”. Recentemente il primo ministro norvegese, Erna Solberg, ha tagliato il nastro del cantiere. Il governo norvegese ha infatti finanziato il progetto con circa 500 milioni di euro. Questo progetto è il più ambizioso e futuristico tra i progetti attualmente in corso nel settore”.

Sembra una rivoluzione…

“Considerando che l’80% dell’eolico offshore si trova in acque profonde, dove sono necessarie fondazioni galleggianti, questo progetto farà da apripista ad altri, che prevedono un numero più elevato di turbine e di maggiori dimensioni”.

Alimentare le piattaforme petrolifere con energia pulita sembra un controsenso. E invece?

“Non si tratta un controsenso. L’obiettivo è la riduzione di emissioni di gas serra nell’aria. Grazie ad Hywind Tampen si ridurranno circa 200mila tonnellate di anidride carbonica e mille tonnellate di ossidi di azoto all’anno (responsabili dell’aumento della temperatura globale). Questo significa anche guardare al futuro, quando dovremo utilizzare energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili (speriamo entro il 2050). Ben vengano altri progetti che consentano simili (o maggiori) riduzioni di emissioni”.

La Norvegia quanti anni è avanti all’Europa meridionale? E colmeremo mai questo divario?

Il primo ministro norvegese, Erna Sornberg

“In generale l’Europa del Nord (Regno Unito, Germania, Danimarca, Belgio e Paesi Bassi) ha dato una spinta molto forte all’eolico offshore. Grazie a questo contributo, il costo degli impianti negli ultimi anni si è ridotto notevolmente e le tecnologie hanno fatto passi da gigante: basti pensare che il primo parco eolico in mare, Vindeby, nel lontano 1991, disponeva di appena 11 turbine da 450 kW, mentre attualmente i parchi eolici con fondazioni fisse hanno una capacità nominale di circa duecento volte superiore e riescono a soddisfare la domanda energetica di città di medie dimensioni. Negli ultimi anni poi si è riusciti ad azzerare gli incentivi fiscali che gli Stati prevedono per queste tecnologie. Questo vuol dire che la maturità raggiunta è tale da riuscire a stare in piedi (quasi) da sola (a determinate condizioni)”.

Un italiano a capo del progetto Hywind Tampen. E nel nostro Paese?

“Anche in Italia, e nel Mediterraneo in generale, ci sono dei progetti pilota per l’eolico offshore, ma si tratta di iniziative isolate. Ci sono due limiti fondamentali: uno è per lo più l’assenza di vento costante nel tempo e atta a garantire una buona produzione di energia e l’altro è la mancanza di un indirizzo politico per sviluppare questi progetti (necessario per poter passare da pilota a industriali)”.

La prospettiva dei giovani italiani e in particolare del Sud Italia è emigrare per essere apprezzati?

“Non credo che si tratti di una questione di emigrazione. C’è molta retorica quando si tratta questo argomento. Le opportunità esistono e credo che ognuno possa trovare la propria realizzazione professionale e personale ovunque, anche a casa sua. Io ho trovato la mia all’estero e sono felice di aver accettato le sfide conseguenti. Tuttavia, quando si decide di trasferirsi all’estero c’è anche da considerare l’intero quadro: il sistema sociopolitico, le condizioni economiche, la famiglia… Vivere all’estero è una scelta difficile e va ponderata bene”.

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